Interview (Italian / English)

Il poeta e saggista Vasile Gribincea intervista il compositore Emanuele Casale

"La provocazione non è più provocatoria!", dalla rivista SUD-EST CULTURAL

English version

 

Vasile Gribincea: Come ti senti nel sistema culturale in cui si svolge la tua attività? Quanto conta per te il fatto di essere un compositore italiano?

Emanuele Casale: Sappiamo bene che l'intero sistema culturale risente fortemente dell'influenza dei social media, in cui l'informazione è ridondante e arriva da ogni direzione. In un contesto come YouTube, passato e presente convivono come se fossero un infinito-presente. Siamo in uno stato di moda perenne e contaminazione immediata. Un tale sistema mi ha portato a sviluppare una visione creativa eclettica. Frequentare i social significa anche vivere dentro un Nowhere, una sorta di non luogo. Nonostante questo, i luoghi della Sicilia in cui vivo hanno un’importanza enorme per la mia esperienza musicale. La loro contemplazione mi aiuta a sviluppare i miei percorsi creativi.

V.G. : Il primo periodo del tuo lavoro creativo è definito da una continuità sperimentale con certa musica d'avanguardia del XX secolo. Il tuo Studio n.2 del 2000 è un esempio rilevante in questo contesto. Cosa ti ha attratto di questo paradigma e come lo consideri oggi?

E.C. : Sono ancora uno sperimentatore, ma preferisco non definirmi un compositore d'avanguardia. Il termine “avanguardia” deriva dal gergo militare e indica quei soldati che precedono le truppe in movimento. Dapprima mi piaceva l'idea di una sperimentazione radicale, ma oggi non desidero più sentirmi un “soldato dei suoni”. Non rinnego tuttavia il mio passato e ho un grande rispetto per gli artisti che producono opere radicali.

Le avanguardie nacquero all’insegna dell’anti conformismo, ma anch’esse sono divenute convenzionali, dal mio punto di vista. A volte ho l'impressione che la continua accessibilità dei social media renda tutto convenzionale, anche i linguaggi artistici estremi. Credo che oggi l'avanguardia sia soprattutto una forma d’espressione che nasce da sentimenti di sfida e provocazione, ma la provocazione non è più provocatoria.



V.G. : Le tue composizioni degli ultimi quattro anni rappresentano una direzione profondamente nuova, appartenente all'area della musica post-classica. Raccontaci il tuo percorso verso questa trasformazione stilistica.

E.C. : Sono approdato a un percorso musicale post-classico perché vorrei che il presente ma anche il senso di classicità si facesse sentire nelle mie opere. Fare musica post-classica significa creare qualcosa di nuovo evocando il carattere, la retorica o il “respiro” della musica classica. Penso che compositori come Shostakovich e Górecki abbiano avuto un approccio post-classico. Poco dopo che John Cage “scrisse” 4'33", una composizione d'avanguardia del 1952 fatta solo di silenzio, Shostakovich compose la sua Sinfonia n. 10 in mi minore basata su modelli classici.

Oggi la visione post-classica è probabilmente un'esigenza che deriva dai tempi che stiamo vivendo. Il sociologo Zygmunt Bauman sosteneva che ci troviamo ormai in una società “liquida” perché vediamo scomparire i modelli “solidi”: molti punti di riferimento che nel passato davano solidità al mondo stanno crollando. Questa atmosfera di estremo relativismo si è già fatta sentire anche nel mondo musicale; tenere quindi lo sguardo rivolto alla musica di Bach, Chopin o Ravel mi dà conforto, mi fa pensare che vi siano ancora dei punti di riferimento indiscutibili e che sia possibile evocare una certa solidità artistica.


V.G. : Una tua composizione si intitola Le cose nascono piano. Questo lavoro – così come altre tue opere – mi dà la sensazione che la tua musica suggerisca anche una supplica in favore della pazienza e rappresenti una controparte al flusso cibernetico che è entrato a far parte della nostra routine, nonché alla velocità che spesso caratterizza la vita quotidiana recente. Quanto pensi sia importante la pazienza al giorno d'oggi? Fino a che punto ti interessa il rapporto tra la musica e una certa qualità dell'esperienza resa possibile solo da un approccio lento?

E.C.: Immagino che quando i fast food cominciarono a diffondersi in tutta Italia, fosse molto strano vedere migliaia di persone attratte da un cibo seriale consumato velocemente. In risposta a questa visione, alcuni individui illuminati crearono Slow Food, un movimento per la valorizzazione del cibo di qualità consumato lentamente. Io credo fortemente nella Slow Music. Il consumo veloce delle cose non ci permette di esercitare riflessione, meditazione e contemplazione. L'arte deve entrare in noi, non deve sfiorarci accidentalmente. Non ho mai visto una cosa bella creata in fretta, senza pensarci troppo. Quindi anche l'artista deve essere paziente, deve aspettare il momento giusto per creare. Se dovessi dare una definizione generica di “artista”, direi che l'artista è una persona che attende.



V.G. : Cosa significa per te la collaborazione con Noam Chomsky, che ha curato il testo della tua video-opera Conversazioni con Chomsky? Allo stesso modo, vorrei che tracciassi un breve ritratto di questo importante linguista/attivista politico. Come hai avuto occasione di conoscerlo?

E.C.: Chomsky ha rivoluzionato la linguistica con la cosiddetta “grammatica generativo-trasformazionale” che riassumerei così: l'essere umano si distingue enormemente dagli animali per la sua creatività che si manifesta attraverso un linguaggio continuamente variabile. A differenza degli animali, gli umani trasformano creativamente il linguaggio in modo spesso inconscio e generano molteplici combinazioni grammaticali. Inoltre, la nostra capacità di comporre o comprendere la sintassi di una frase è innata, come se fosse scritta nel nostro DNA.

Riguardo al suo attivismo politico, ciò che mi ha più colpito è la sua critica al neoliberismo. Un sistema politico-economico neoliberista pone il mercato al centro di tutto. Ogni cosa ha dunque senso solo se mercificata: salute, istruzione, cultura... tutto deve diventare mercato. In alcuni paesi il pensiero neoliberista è stato ampiamente applicato (Brasile, Messico, Stati Uniti...), in altri si sta diffondendo gradualmente. Dopo aver letto il suo libro Due ore di lucidità, ho contattato Chomsky per proporgli di lavorare insieme su un progetto audiovisivo. Rispose accettando con entusiasmo. L'idea era di mescolare la mia musica con frammenti del suo pensiero, inclusi video con alcuni suoi discorsi. Conversazioni con Chomsky ha avuto diverse repliche, in un'occasione Noam partecipò personalmente alla performance al Parco della Musica di Roma.


V.G. : Promise, una composizione che hai pubblicato nel 2021, adopera frammenti di una poesia di Emily Dickinson (It will be Summereventually) inseriti in un videoclip incentrato sulla crisi ecologica e climatica che colpisce il nostro pianeta. Quanto è importante per te contestualizzare la tua creazione oltre il dominio estetico per comunicare con altri campi del sapere, per relazionarti con questioni chiave della società contemporanea?

E.C. : Creare interazioni tra musica e società è una vera sfida, ma per me è di fondamentale importanza. La musica non si vede né si tocca, quindi è difficile adoperarla per descrivere argomenti con un preciso significato: problemi ecologici, questioni politiche, ecc. Il mio brano Promise racchiude insieme musica, poesia e video. Ho unito le forze di tre forme espressive come avviene nei videoclip di musica pop. Ho interpretato le parole “it will be summer” come un messaggio di speranza: sarà estate, verranno tempi migliori. I protagonisti del video sono principalmente bambini, cioè coloro che avranno una maggiore consapevolezza dei problemi ambientali e li temeranno ancor più seriamente.



V.G. : Prendendo in considerazione il tuo approccio creativo nei confronti di Emily Dickinson, come vedi in una prospettiva più ampia il rapporto tra poesia e musica?

E.C.: Per me la poesia è una specie di musica grammaticale. Mi capita spesso di tracciare collegamenti tra la mia musica e certe forme di poesia. I titoli di alcune mie composizioni hanno una derivazione poetica: Piove vita, Ho sognato d’essere un fiore, Studio sulle rondini giganti e simili. Alcuni versi poetici hanno influenzato le mie composizioni. Ritratto di Pioggia, ad esempio, si ispira a un verso di E. E. Cummings: “nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani così piccole”. Ho subito amato queste parole per il loro carattere un po' nonsense, quindi “musicale” per certi versi. Per me la poesia non è fatta solo di parole scritte ma significa anche vivere un'esperienza in modo poetico. C'è una bella frase di Rajneesh che dice: “chi non ha mai camminato sotto la pioggia non può capire la poesia”.


V.G. : Potresti citare alcuni compositori il cui lavoro ha stimolato la tua passione per la musica e la decisione di dedicare la tua vita a questo campo?

E.C. : Ogni grande compositore ha avuto su di me una certa attrazione: Corelli e Vivaldi mi hanno trasmesso la passione per le simmetrie limpide. Chopin ci insegna che il virtuosismo non è sempre una pratica manuale di puro esibizionismo ma può diventare qualcosa di profondo. Ravel e Debussy inventarono l'arte di far brillare il suono rendendolo anche simile al vento. Shostakovich ci ha trasmesso la geometria dell'entusiasmo. Satie e Arvo Pärt ci parlano della semplicità dei mezzi sonori. L'artista è colui che interpreta a modo suo ciò che vede e sente intorno a sé. Tutti noi che ci occupiamo di arte siamo “eredi” in un certo senso, dobbiamo solo capire come sfruttare l'eredità che altri ci hanno lasciato.


V.G. : Menzionaci alcuni libri e film che contano molto per te.

E.C.: Secondo il protagonista de Il giovane Holden, un libro ti lascia il segno se quando lo finisci ti viene voglia telefonare a chi l’ha scritto. Quando studiavo il Manuale d'Armonia di Schoenberg avevo il desiderio di telefonargli, anche se era già scomparso da molti anni. Ero un adolescente e non avevo i mezzi per pagarmi un insegnante di armonia, così mentre leggevo il libro immaginavo che Schoenberg si materializzasse per tenermi le sue lezioni su come scrivere accordi e realizzare collegamenti armonici! Leggere quel trattato è stata un'esperienza musicalmente formativa. Tra i testi che mi hanno particolarmente colpito umanamente citerei Il giovane Holden di Salinger e Il Male Oscuro di Giuseppe Berto. Ho amato alcuni film di Woody Allen, Federico Fellini e Paolo Sorrentino, soprattutto quelli che trattano temi come l'ipocrisia, la solitudine e la riflessione sul senso della vita. La depressione mi ha tenuto bloccato per un po', è stato difficile uscirne. Leggere quei testi e guardare certi film mi ha dato conforto in momenti particolarmente difficili.



V.G. : Vladimir Nabokov ha dichiarato che “non si può leggere un libro; si può solo rileggerlo”. Cosa potresti dire sull'importanza di riascoltare la musica?

E.C. : Il ri-ascolto è qualcosa di fondamentale per quella che poco fa ho chiamato “Slow music”. Nell’ambito della musica classica o post-classica, un solo ascolto potrebbe non essere sufficiente per comprendere certi messaggi sonori. Quando ascoltiamo di nuovo qualcosa, la musica inizia a diventare un'esperienza più consapevole. Distinguo sempre tra ascolto ed esperienza di ascolto. Sono due cose molto diverse, perché l'ascolto in sé non è sempre qualcosa di particolarmente interessante. Ogni giorno ascoltiamo tante cose che poi passano nel dimenticatoio. Quando l'ascolto diventa un’esperienza, le cose cambiano, perché l'esperienza implica la partecipazione attiva.


V.G. : Come pensi che dovrebbero essere organizzate le lezioni di musica nella scuola? Cosa dovrebbero enfatizzare? Quali sono i vantaggi a lungo termine secondo te?

E.C.: Si parla molto dell'importanza della musica nell'educazione dei bambini, ma la qualità dell'educazione dipende dal tipo di musica che si studia. Non ha molto senso educare i bambini con musica creata per divertirsi a una festa. Le lezioni di musica sono utili solo se l'insegnante ha la capacità di selezionare brani di qualità che possono stimolare l'immaginazione, la contemplazione e il senso estetico. Se sei un imprenditore che da bambino ha studiato musica che sviluppa la creatività, sarai un imprenditore creativo. L’importanza dello studio della musica non riguarda solo i musicisti.


V.G. : Quanto era - ed è - importante per te l'arte di ammirare?

E.C.: Ciò che dici è proprio vero: l'ammirazione è una specie di arte. Ammirare un artista è una pratica che richiede sensibilità estetica e senso critico. Se riesci a capire un'opera d'arte, sei un co-artista perché partecipi attivamente alla parte interpretativa di un'opera, cioè alla fase finale della sua creazione. L'ammirazione nasce dalla comprensione e dalla partecipazione.


V.G. : Durante un’intervista, Karlheinz Stockhausen ha dichiarato che l'idea per l'Helicopter String Quartet gli è venuta in sogno. Il sogno è per te una risorsa creativa? Trovi una connessione significativa tra il linguaggio musicale e il (dis)ordine onirico?

E.C.: Passo molto tempo a sognare, soprattutto quando non dormo. Sognare significa anche attivare l'immaginazione mentre si desidera fortemente qualcosa. È praticamente una forma di meditazione continua. Se non avessi altre distrazioni, potrebbe durare all'infinito. Sono sempre onirico in un certo senso, e credo che questa sia una risorsa creativa fondamentale. Sento molto la connessione tra musica e sogni, perciò vado spesso a pescare le idee nel mio “ordine onirico”.



V.G. : Pensando a The Unanswered Question, il titolo della composizione di Charles Ives, vorrei che tu ci dicessi se la musica ti ha aiutato a “testare” alcune domande importanti e a trovare risposte significative.

E.C.: La musica strumentale è quasi come Dio. È invisibile, non si tocca e non dà mai risposte. È spirituale in un certo senso. A volte ci capita di vedere gente suonare, ma non vediamo mai la musica. La bellezza di un'arte del genere sta nel fatto che le sue risposte non sono verbali ma emozionali. Grazie all'ascolto della musica, mi pongo costantemente domande su come costruire simmetrie, proporzioni estetiche e architetture limpide. La musica mi invia risposte continue ma senza dire nulla che abbia un significato preciso. Rispondere senza rispondere è uno dei ruoli chiave della musica.


V.G. : Fino a che punto credi che – soprattutto oggigiorno – l'artista debba essere anche un modello intellettuale, oltre che comportamentale?

E.C.: Lo credo fermamente. Sono stanco di vedere artisti che fanno i “trasgressivi” per ragioni di marketing. Cose del genere potevano essere allettanti negli anni Settanta, ma oggi fanno sorridere.


V.G. : Come immagini il futuro della musica classica?

E.C.: Molte persone commettono l'errore di credere che “musica classica” significhi “musica vecchia”. Musica classica vuol dire piuttosto musica senza tempo. La musica vecchia è quella che invecchia. Ciò che è classico sopravvive al tempo e rinnova continuamente il suo ruolo sociale. Ho deciso di chiamare la mia musica più recente “post-classica” perché cerco di cancellare il tempo, in un certo senso. Potrei non riuscire in questo intento, ma vorrei provarci.

Se parli con un tredicenne che studia pianoforte in conservatorio, noterai che conosce Mozart ma non è detto che sappia chi è John Lennon. Il futuro della musica classica sarà come quello di una meravigliosa cattedrale medievale: tutto passa ma quel monumento continuerà ad attirare visitatori da tutto il mondo.


V.G. : Cosa vorresti che persistesse nella mente delle persone dopo aver ascoltato la tua musica?

E.C.: Vivendo involontariamente appartato in Sicilia, se non ci fosse internet mi troverei probabilmente in uno stato di isolamento. Quindi ogni volta che qualcuno mi fa comprendere di essere in sintonia con la mia musica, per me è un piccolo miracolo. Ogni sensazione positiva suscitata dal ricordo di un mio lavoro mi rende un po' più felice.


Moldavia / Italia, agosto-settembre 2021



 

English version

The poet and essayist Vasile Gribincea interviews the composer Emanuele Casale

"Provocation is no longer provocative", from the magazine SUD-EST CULTURAL


Vasile Gribincea: How do you feel in the cultural system in which your activity takes place? To what extent the fact that you are an Italian composer matters to you?

Emanuele Casale: As we know, the entire current cultural system is strongly affected by the influence of social media, in which information is redundant and comes from all directions. In a context like YouTube, past and present coexist as if they were an infinite-present. We are in a state of perpetual fashion and immediate contamination. Such a system has led me to develop an eclectic creative vision. Attending social media also means living inside a Nowhere, a sort of non-place. Despite this, the places in Sicily where I live are of enormous importance to me. Their contemplation helps me to create.


V.G. : The first period of your creative work is defined by an experimental continuity with the avant-garde music of the 20th century. Your Studio n.2 from 2000 is a relevant example in this context. What attracted you to this paradigm and how do you consider it today?

E.C. : I am still an experimenter, but I prefer not to call myself an avant-garde composer. The term “avant-garde” derives from military jargon and indicates those soldiers who precede the moving troops. At first I liked the idea of radical experimentation, but in the last few years I didn't want to feel like a “soldier of sound” anymore. However, I don't deny my past and I have great respect for artists who produce radical works.

The avant-gardes were born with the idea of anti-conformism, but they too have become conventional, from my point of view. Sometimes I have the impression that the perpetual accessibility of social media makes anything conventional, even the extreme artistic languages. I assume that today the avant-garde is mostly a form of expression that arises from feelings of challenge and provocation, but provocation is no longer provocative.



V.G. : Your compositions from the last four years represent a poignantly new direction in your work, belonging to the post-classical music area. Please tell us about your way to this stylistic transformation.

E.C. : I came to a personal approach of the post-classical music because I would like the present but also the sense of classicism to be felt in my works. Making post-classical music means creating something new but evoking the character, rhetoric or "breath" of classical music. I think that composers such as Shostakovich and Górecki have had a post-classical approach. Shortly after John Cage “wrote” 4’33”, an avant-garde composition of 1952 made only of silence, Shostakovich composed his Symphony No. 10 in E minor based on classical models.

Today a post-classical vision is probably a need that derives from the times we live in. The sociologist Zygmunt Bauman argued that we are living in a “liquid” society because the “solid” models are disappearing: many points of reference that once gave solidity to the world are collapsing. This atmosphere of extreme relativism has already been felt also in the musical world, so keeping the gaze turned towards the music of Bach, Chopin or Ravel gives me comfort, makes me think that there are still some indisputable points of reference and that it is possible to evoke a certain artistic solidity.


V.G. : One of your compositions is entitled Le cose nascono piano (Things take life slowly). This melody – as well as other of your works – gives me the feeling that your music suggests a plea in favor of patience, it proposes a counterpart for the cybernetic flow that became part of our routine, as well as for the big speeds frequently characteristic to the recent daily life. How important do you think is patience nowadays? To what extent are you interested in the relationship between music and a certain quality of the experience made possible only by a slow approach?

E.C. : I imagine that when fast food restaurants began to spread all over Italy, it was very strange to see thousands of people being attracted to serial food quickly consumed. In response to this vision, some enlightened individuals created Slow Food, a movement for the enhancement of quality food consumed slowly. I strongly believe in “Slow Music”. The fast consumption of things does not allow us to exercise reflection, meditation, contemplation. Art must enter into us, it must not accidentally touch us. I have never seen a beautiful thing created quickly, without thinking too much about it. Therefore, even the artist must be patient, he must wait for the right moment to create. If I had to give a generic definition of an artist, I would say that the artist is a person who waits.



V.G. : What means to you the collaboration with Noam Chomsky, who supervised the text of your video-opera Conversations with Chomsky? Likewise, I would like you to outline a brief portrait of this important linguist and political activist, as you had the occasion to know him.

E.C. : Chomsky revolutionized linguistics with the so-called “generative-transformational grammar” which I would summarize in this way: the human being is enormously distinguished from animals for his creativity which manifests itself through a continuously variable language. Unlike animals, humans creatively transform language in an often unconscious way and generate multiple grammatical combinations. Furthermore, our ability to compose or understand the syntax of a sentence is innate, as if it were written in our DNA.

Regarding his political activism, what struck me most is his criticism of Neoliberalism. A neo-liberal political-economic system places the market at the center of everything, therefore anything makes sense only if it is commodified: health, education, culture ... everything must become a market. In some countries, neoliberal thinking has been widely applied (Brazil, Mexico, United States), in others it is spreading gradually. After reading his book Two Hours of Lucidity, I contacted Noam Chomsky to offer him to work together on an audiovisual project. He replied enthusiastically accepting. The idea was to mix my music with fragments of his thought, including videos with some of his speeches. Conversations with Chomsky had several reruns, on one occasion Noam personally participated in the performance on the stage. We were at Renzo Piano’s Parco della Musica in Rome.


V.G. : Promise, a composition you released in 2021, incorporates fragments from one of Emily Dickinson’s poems, It will be Summer – eventually, in the context of a videoclip that is relevant for the ecological and climatic crisis affecting our planet. How important it is for you to contextualize your creation beyond the aesthetic domain, to communicate with other fields of knowledge, to relate to key-issues of the contemporary society?

E.C. : Creating an interaction between music and society is a real challenge, but for me it is of fundamental importance. Music cannot be seen or touched, so it is difficult to use it to describe concepts that have a precise meaning: ecological problems, political issues, etc. In my composition Promise I put together music, poetry and video. I joined forces in three forms of expression as happens in pop music video clips. I interpreted the words "It will be summer" as a message of hope: summer will come, better times will come. The protagonists of the video are mainly children, those who will have a greater awareness of environmental problems and seriously will fear them.



V.G. : Taking into consideration your creative approach towards Emily Dickinson, please tell us how do you see in a broader perspective the relationship between poetry and music?

E.C. : For me poetry is a kind of grammatical music. I often connect poetry with my music. The titles of some of my compositions have a poetic derivation: It Rains Life or I dreamt I was a flower, Study on the giant swallows, etc. Some poetic lines have influenced my compositions. Rain Portrait, for example, is inspired by a verse by E. E. Cummings: “nobody, not even the rain, has such small hands”. I immediately loved this verses for its somewhat nonsense character, therefore "musical" in a certain sense. For me, poetry is not just made up of written verses. Poetry also means living an experience in a poetic way. There is a beautiful sentence by Rajneesh that says: “whoever has never walked in the rain cannot understand poetry”.


V.G. : Could you, please, mention some composers whose work stimulated your passion for music and the decision to dedicate your life to this domain?

E.C. : Each great composer has had a certain attraction on me: Corelli and Vivaldi have transmitted to me the passion for clear symmetries. Chopin teaches us that virtuosity is not always a manual practice of pure exhibitionism but can become something profound. Ravel and Debussy invented the art of making the sound shine and making it similar to the wind. Shostakovich transmits the geometry of enthusiasm. Satie and Arvo Pärt talk to us about the simplicity of sound means. The artist is the one who interprets in his own way what he sees and feels around him. All of us who deal with art are “inheritors” in a certain sense, we just have to understand how to take advantage of the legacy that others have left us.


V.G. : Please mention some books and films that matter a lot to you.

E.C. : According to Holden, the protagonist of Salinger's The Catcher in the Rye, a book leaves its mark if you want to phone the writer when you finish it. When I was studying Schoenberg's Harmony Manual I felt like phoning him, even though he had been dead for many years. I was a teenager and didn't have the financial means to pay for a harmony teacher, so as I read the book I imagined Schoenberg materializing to give his lectures on how to write and link chords. Reading that book was an educational experience from a musical point of view. Among the books that have particularly struck me humanly I would mention Salinger's The Catcher in the Rye and Giuseppe Berto's Incubus. I loved some movies by Woody Allen, Federico Fellini and Paolo Sorrentino, especially those who deal with such topics as hypocrisy, loneliness, reflection on the meaning of life. The depression kept me stuck for some time, it was hard to get out of it. Reading those texts and watching those films gave me comfort in particularly difficult moments.



V.G. : Vladimir Nabokov said that "one cannot read a book; one can only reread it.” What could you say about the importance of relistening music?

E.C. : Re-listening to the music is fundamental for what I called “slow music” a little while ago. For classical or post-classical music, listening only once may not be enough to understand the musical messages. When we listen to something again, the music begins to become a more conscious experience. I always distinguish between listening and listening experience. They are two very different things, because listening in itself is not something particularly interesting. Every day we listen to many things that then pass into oblivion. When listening becomes an experience, things change, because experience implies active participation.


V.G. : How do you think there should be organized the music lessons in the school? What should they emphasize? Which are there long term benefits in your opinion?

E.C. : There is a lot of talk about the importance of music in the education of children, but the quality of education depends on the type of music that is studied. There is little point in teaching children about music that was made for fun at a party. Music lessons are only useful if the teacher has the ability to select quality music that can stimulate the imagination, contemplation and aesthetic sense. If you are an entrepreneur who as a child studied music that develops creativity, you will be a creative entrepreneur. Studying music is an important matter not only for the musicians.


V.G. : How important was – and is – for you the art of admiring?

E.C. : What you say is really true: admiration is a kind of art. Admiration of an artist is a practice that requires aesthetic sensitivity and a critical sense. If you can understand a work of art, you are a co-artist because you are actively participating in the interpretative part of a work, that is, in the final phase of its creation. Admiration comes from understanding and participation.


V.G. : Karlheinz Stockhausen told in an interview that the idea for the Helicopter String Quartet occurred to him in a dream. Is the dream a creative resource for you? Do find a meaningful connection between the musical language and the oneiric (dis)order?

E.C. : I spend a lot of time dreaming, especially when I'm not sleeping. Dreaming also means activating the imagination while you strongly desire something. It is practically a form of continuous meditation. If I didn't have other distractions, it could last indefinitely. I am always “dreamlike” in a sense, and I believe this is a fundamental creative resource. There are certainly strong connections between music and dreams, because I find my ideas in my “dream order”.



V.G. : Thinking about The Unanswered Question, the title of Charles Ives’ composition, I would like you to tell us if music helped you to „test” some major questions and to find meaningful answers.

E.C. : Instrumental music is almost like God. It is invisible, cannot be touched and never gives answers. It is spiritual in a certain sense. Sometimes we happen to see people playing, but we never see the music. The beauty of such an art lies in the fact that its responses are not verbal but emotional. Thanks to listening to music, I constantly ask myself questions on how to build symmetries, aesthetic proportions, clear architectures. Music sends me continuous answers but without saying anything that has a precise meaning. Answering without answering is one of the music’s key roles.


V.G. : To what extent do you believe that – especially nowadays – the artist has to be as well an intellectual model, as well as one of behavior?

E.C. : I firmly believe that. I'm tired of seeing artists who try to be “transgressive” for marketing reasons. Things like that might have been tempting in the Seventies, but today they make people smile.


V.G. : How do you imagine the future of classical music?

E.C. : Many people make the mistake of believing that “classical music” means “old music”. Classical Music rather means timeless music. Old music is that which ages. What is classic survives time and continually renews its social role. I call my most recent music “post-classical” because I try to cancel time, in a sense. I may not succeed, but I would like to try.

If you talk to a 13-year-old pupil who studies piano at the conservatory, you will notice that he knows Mozart but he doesn't necessarily know who John Lennon is. The future of classical music will be like that of a wonderful medieval cathedral: everything passes but that monument will continue to attract visitors from all over the world.


V.G. : What would you like to persist in the people’s minds after listening to your music?

E.C. : Living confined to Sicily, if there were no internet I would be in a state of isolation. So every time someone makes me understand that they are in tune with my music, it is a small miracle for me. Any positive feeling aroused by the memory of one of my works makes me a little happier.


Republic of Moldova / Italy, August-September 2021